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Martedì di Pasqua, 23 aprile 2019

Basilica di Sant’Erasmo – Veroli



Care sorelle e cari fratelli,


ci introduciamo con questa celebrazione nei 450 anni da quel prodigioso evento del 26 marzo 1570, giorno di Pasqua, il Miracolo Eucaristico. La storia ci ricorda che non erano tempi facili per la chiesa con la separazione della chiesa d’Inghilterra da Roma. Anche oggi i tempi non sono facili neppure per la chiesa di Papa Francesco e dei cristiani. Sono sempre stupito di come uomini e donne che si dichiarano cristiani si permettano di attaccare continuamente il Santo Padre. Veramente io mi sento bergogliano profondamente, come ero in sintonia con Benedetto XVII, con Giovanni Paolo II e anche con Paolo VI e Giovanni XXIII, ed anche con Pio XII, nonostante fossi ragazzo. Il motivo è semplice: i cattolici sono sempre in unità con Pietro e i suoi successori. Questa è l’unità e la comunione della Chiesa, che noi professiamo nel credo. Proprio questa unità ci permette di condividere il dolore di tanti cristiani che soffrono e sono perseguitata. Vorrei ricordare soprattutto le persecuzioni e il martirio di tanti cristiani nel mondo, oggi soprattutto le vittime degli attentati del giorno di Pasqua in Sri Lanka, con più di 250 morti, la maggior parte appartenenti alla Chiesa Cattolica, assieme a un gruppo minore di turisti. Ero stato in Sri Lanka a Colombo due anni fa su invito dell’arcivescovo con cui sono stato compagno di studi per molti anni a Roma. Ero stato proprio a visitare anche quella bella chiesa di Sant’Antonio dove è avvenuta una delle stragi. Una chiesa molto bella, antica che ricorda la memoria di una statua del Santo portata dai portoghesi nel 1800, trovata da un pescatore casualmente in mare e diventata un po’ il simbolo del vangelo che è arrivato in quell’isola. E’ un vero e proprio santuario, visitato non soltanto dai cattolici ma anche da altri cristiani, persino da buddisti e turisti. I cattolici sono una minoranza, mentre la maggioranza è buddista (più del 70%). Lo Sri Lanka ha vissuto tanti anni di guerra civile tra cingalesi, la maggioranza e i Tamil. Dopo 10 anni di pace si è riacceso il terrore contro una Chiesa che è sempre stata ponte di riconciliazione e di pace in un paese lacerato da una guerra civile per tanti anni. La mitezza, la ricerca di dialogo dei cristiani non piace al mondo, non piace a estremisti che amano la violenza e vogliono dividere e vogliono la guerra. Ma noi, nonostante questo continuiamo a essere donne e uomini di pace. Lo afferma Gesù quando dice di rimettere la spada nel fodero a un suo discepolo che con buone intenzioni voleva difenderlo da quelli che erano venuti a catturarlo. Ma la risposta di Gesù è chiara: noi non siamo per la guerra, noi siamo pacificatori. Non amiamo la guerra anche se nel passato ne hanno fatte anche i cristiani. I cristiani sono pacificatori per principio e per la fede nel loro unico Signore che è Gesù di Nazareth, morto per noi perché era un uomo mite, un uomo di pace, che non ha rinunciato ad amare a costo della vita. Noi traiamo forza di pace e unità proprio da qui, da questa tavola, l’altare dove celebriamo l’Eucaristia, memoria della morte e risurrezione di Gesù. La memoria non è un semplice ricordo, tanto meno nostalgia, perché neppure la nostalgia è dei cristiani. Noi facciamo memoria di un evento che diventa attuale mentre lo celebriamo, la memoria di un uomo che ha donato la vita per noi. Mentre lo proclamiamo, realizziamo ciò che diciamo e viviamo: Gesù nel pane e nel vino consacrati dona la sua vita per noi, ci affidiamo a lui, ci raduna come suo popolo, popolo della nuova ed eterna alleanza. E la memoria non può essere nostalgia, recriminazioni, lamento per il tempo in cui siamo. Memoria è vita, è storia, ed è imitazione di Gesù che si dona a noi.

E’ bello che in questa memoria che noi facciamo di questo evento così prodigioso siano presenti anche i Ministri Straordinari dell’Eucaristia perché proprio a loro è affidato il compito di rendere presente Gesù nel Sacramento per tanti che sono malati, anziani e non possono partecipare alla Celebrazione Eucaristica. E’ un compito molto importante che bisogna fare con molta cura e amore: voi siete testimoni del valore e della forza dell’Eucaristia quando la portate agli altri e la custodite. E allora vi ringrazio anche per questo ministero che fate nella nostra chiesa diocesana. Siete tanti, mi colpisce positivamente tutte le volte quando ogni anno devo firmare i nuovi cartellini di quelli che si sono preparati per questo ministero. Siate soprattutto in comunione con gli altri perché chi opera divisione non è ministro di niente, tanto meno della comunione che il Signore vuole da noi e che voi portate agli altri. Troppe sono ancora le divisioni, i diverbi, gli inutili protagonismi, nelle nostre realtà. Siate dunque solo ministri di comunione! Oggi è Pasqua. Pasqua è vita, è pace, come Gesù disse ai discepoli incontrandoli risorto: “Pace a voi!”. Non si tratta solo di un saluto ma di un dono come aveva detto durante l’ultima cena: “Vi do la mia pace. La pace che il Padre da a me io la do a voi.” E’ un dono la pace. E allora siamo tutti donne e uomini di pace nella vita o ci accoderemo o a quelli che vogliono lo scontro e le guerre, a quelli che fomentano l’odio e le divisioni. Oggi Gesù appare a noi come a Maria Maddalena, una peccatrice perdonata. Perché piangi? Chi cerchi? Chiede a Maria. Si, Gesù conosce anche il nostro dolore, la nostra fatica, anche il nostro pianto, ma oggi ci chiede anche di piangere con Lui e per Lui: il nostro pianto non può essere solo per noi. Tanti soffrono, come Gesù. Uniamoci al loro pianto. Lo Sri Lanka viene chiamato “La lacrima dell’India” per la sua conformazione e collocazione geografica. Uniamoci oggi alle lacrime di quel paese! Preghiamo perché i terroristi abbandonino la logica della violenza e si convertano a sentimenti di pace!

Infine mi chiedo: noi chi cerchiamo? Cerchiamo Gesù, camminiamo con lui come i due discepoli di Emmaus e vivremo, e saremo felici e comunicheremo agli altri la gioia e la speranza del Vangelo. E poi Gesù chiama Maria per nome e lei lo riconosce. Gesù chiama noi per nome per indicare il suo affetto, il suo desiderio di farci suoi amici e suoi discepoli. Ci conosce, sa anche le nostre incertezze, conosce la nostra fatica. Per questo ci chiama per nome, come fece per Maria. E allora, che oggi si compia di nuovo il miracolo dell’Eucaristia, perché siamo attratti da Gesù, dal suo amore che si dona e possiamo essere con lui strumenti di pace e di amore nel mondo e attorno a noi dovunque noi siamo. Chiediamo al Signore che la forza dell’Eucaristia, a cui noi comunichiamo sia la nostra vita, diventi la nostra vita e trasformi ognuno di noi in un imitatore di Gesù. Quel Gesù che portiamo agli altri e da cui ci comunichiamo diventi davvero parte della nostra vita perché noi camminando, vivendo, incontrando, ascoltando e parlando, possiamo parlare, ascoltare, incontrare, non solo con le nostre parole ma con le parole che Gesù ci dona e con la forza della pace che Lui dona alla nostra vita.


                                + Ambrogio Spreafico


Qui è disponibile la Fotogallery S.Erasmo 2019 e l'articolo pubblicato su
pdfAvvenire_Lazio_7_-_5_maggio_2019.pdf
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