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Venerdì 16 ottobre 2020
Abbazia di Casamari - Veroli
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Cari fratelli e sorelle,

in questo tempo difficile, di dolore e di sofferenza, che ha colpito anche questa antica Comunità, madre di monaci, con la morte dell’abate Preside Padre Eugenio Romagnuolo, ci troviamo insieme per chiedere al Signore la benedizione del nuovo abate, Padre Loreto Camilli. Questa liturgia ci ricorda anzitutto che siamo in comunione con Padre Eugenio, che ha guidato i monaci di Casamari negli ultimi anni con umiltà e saggezza. Ma soprattutto ci lega a una lunga storia di preghiera, di fraternità e di laboriosa testimonianza di fede che emana da questo luogo, che nei secoli ha segnato di vita di questa terra. Al di là della fragilità e dei limiti di ognuno di noi, tutti peccatori, il Signore agisce e feconda il mondo quando uomini e donne volgono gli occhi e il cuore verso di lui. Anche l’elezione dell’abate, come ho potuto intendere, è stata percorsa da una mesta solennità, che induce a compiere un atto umano, ponendo allo stesso tempo la fiducia nella presenza dello Spirito che guida i cuori e la mente.

La parola di Dio, che abbiamo ascoltato, aiuta te, caro Padre Loreto, e ognuno di noi a metterci davanti al Signore, che qui si manifesta, nell’atteggiamento giusto. Nella lettura del libro dei Proverbi siamo invitati dolcemente – si rivolge a noi come figli, come Benedetto si rivolge ai suoi monaci proprio all’inizio della Regola – ad accogliere la parola di Dio, perché in essa troviamo sapienza, impariamo la prudenza, cresciamo in intelligenza e incontriamo la vera e unica ricchezza su cui valga la pena di investire. In un mondo pieno di facili illusioni, in cui l’arroganza e la ricerca di potere e ricchezza sono spesso gli obiettivi da raggiungere, scopriamo un tesoro che nessuno ci può togliere e che almeno qui deve essere l’unico obiettivo per cui vivere e da testimoniare ogni giorno. E’ quanto dice anche l’Apostolo: “La parola di Cristo abiti in voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori”. E qui sento risuonare la semplice solennità e bellezza della preghiera monastica che scandisce la vostra quotidianità. E’ il cuore della vostra vita, che dalla parola di Cristo che abita in voi e che diventa preghiera, canto, gratitudine a Dio, scaturisce quanto Paolo dice invitandoci a “rivestirci di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità… e di carità, che le unisce in modo perfetto”. Si potrebbe dire che in queste parole è racchiuso il segreto della vita monastica e anche, seppur in contesti e modi diversi, anche della nostra vita cristiana di pastori e di fedeli.

Infine, il Vangelo sintetizza nella risposta di Gesù ai discepoli la radice profonda di questo modo di vivere. I discepoli discutono su chi fosse il più grande. Quante discussioni e quante divisioni nascono e crescono attorno a questa ansia di essere riconosciuti grandi, importanti. La società a volte sembra vivere di questo, mentre i grandi, che avrebbero il potere e la possibilità di aiutare i piccoli, discutono tra loro e si scontrano lasciando indietro chi avrebbe bisogno del loro aiuto, pur facendosi “chiamare benefattori”, senza esserlo! Gesù non nega il desiderio di essere grandi, ma ne dà con chiarezza la misura: “Voi però non fate così, ma chi tra voi è più grande, lui diventi come il più giovane, e chi governa come chi serve”. Il Signore stesso si pone come modello di colui che serve. Cari amici: ecco in sintesi la dimensione della nostra vita. Anche l’abate, secondo Benedetto, è padre e anche servo, che deve amare tutti senza fare preferenze, perché “sia il servo che il libero, tutti siamo una cosa sola in Cristo e, militando sotto uno stesso Signore, prestiamo un eguale servizio”. Infatti, "dinanzi a Dio non ci sono parzialità, e una cosa sola ci distingue presso di lui: se siamo umili e migliori degli altri nelle opere buone” (Regola n. 20-21). Quale arduo compito creare unità e armonia in un mondo così diviso come il nostro. Eppure, come ci ha indicato papa Francesco nell’enciclica “Fratelli tutti”, proprio qui sta anche il senso della vostra presenza nel mondo: segno di unità e di fraternità. Ti auguro, caro Padre Loreto, di esserlo nella tua comunità e nella Congregazione di Casamari, ma possiate insieme esserlo anche in questa nostra terra, che ha bisogno di luoghi dove la presenza di Dio parli non solo per la indiscutibile bellezza della pietra, ma soprattutto per la lode che voi innalzate all’Altissimo. Di questo abbiamo bisogno in particolare in questo tempo di dolore e di morte. Grazie dunque di quanto farai tra noi e nel mondo. Grazie all’Abate Generale dell’Ordine Cistercense, padre Mauro, per essere con noi per questo giorno così bello e importante. Amen.



† Ambrogio Vescovo

Qui una Fotogallery benedizione abbaziale P.Loreto Camilli

e l'articolo pubblicato su pdfAvvenire-Lazio-7_25-ottobre-2020.pdf

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Si legga anche:
* Omelia Messa in suffragio dell'Abate di Casamari
* Messa in suffragio dell'Abate di Casamari p. Eugenio Romagnuolo
* Riconosciuto il martirio dei monaci di Casamari
Coronavirus: messaggio del Vescovo per la morte dell'abate di Casamari